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giovedì 12 dicembre 2019

Dal sesso al terzo occhio

Nel rispondere alla domanda di un meditatore, Osho offre una semplice tecnica di meditazione dalle profonde implicazioni... 


Un prezioso testo apparso su Osho Times n 227



Foto di Osho
Un sannyasin dice: “C’è una zona del mio corpo, sopra l’area genitale, che si è attivata molto durante il campo di meditazione, dandomi anche tensione. Ci ho lavorato su e ho sentito che molta di quell’energia è legata alla tematica di essere amato”.

Molto bene. Quello è il punto nel corpo dove l’energia si accumula. È la vera dinamo del corpo. Quando l’energia comincia a spostarsi agli altri centri senti un certo fastidio nel corpo, perché si deve riadattare.
L’energia ha incominciato a muoversi, quindi fai una cosa: quando senti l’energia lì vicino al centro sessuale, chiudi gli occhi e dirigi l’energia verso l’alto. Chiudi gli occhi e senti come se tutta la tua attenzione interiore fosse congiunta al centro sessuale, come un filo bianco e luminoso. Prima visualizzalo: quella specie di filo congiunge la tua attenzione al centro sessuale. Poi comincia a sentire che l’energia si muove all’interno del filo, intorno al filo, verso l’alto. Come se la temperatura stesse salendo nel termometro e quindi continuasse a muoversi.
Prima portala vicino al cuore e sentirai un’esplosione di energia d’amore. Ti sentirai immensamente innamorato dell’esistenza in quanto tale… Innamorato di ogni cosa, di tutto. Sentirai di essere diventato semplicemente amore. E fallo per almeno due settimane. Porta la tua energia su al cuore, ma non farlo in fretta, vai piano.
Dopo due settimane, comincia a portare l’energia in alto verso il terzo occhio. Quando arriva al terzo occhio sentirai una certa chiarezza di visione: che tutto è diventato psichedelico, multicolore, e persino i tuoi sogni non saranno più in bianco e nero.
Dopo 4 settimane vieni a dirmi come va. L’energia dovrebbe essersi sistemata, rilassata. Deve arrivare al terzo occhio. Normalmente, da un punto di vista biologico, l’energia si accumula vicino al centro sessuale. Nello Yoga lo chiamano muladhar, il chakra della radice. In natura l’energia si raccoglie lì, è il punto più basso. Più in basso di lì non c’è nulla, quindi l’energia si raccoglie al fondo. Se si continua a usarla facendo sesso non c’è mai abbastanza energia per andare verso l’alto.
Se arriva un po’ più in alto diventa amore. Se va ancora più in alto diventa preghiera, meditazione. E tutto il lavoro del meditatore consiste nel portare l’energia dal centro sessuale al terzo occhio. È un grande passaggio. A quel punto il terzo occhio diventa il deposito di energia. E quando l’energia comincia a raccogliersi al terzo occhio, un giorno, il salto… Dal terzo occhio arriva al settimo chakra, il sahasrar. Ma per quello non devi fare nulla. Devi solo continuare ad accumulare energia nel terzo occhio.
A un certo punto, quando l’energia è troppa e il terzo occhio non riesce più a contenerla, esplode spontaneamente, in modo naturale. E raggiunge il settimo e ultimo centro, il più alto.
In quel centro l’energia diventa samadhi, estasi. E non devi fare niente per quello. Accade da solo. Ma fino al terzo occhio c’è bisogno di uno sforzo. Quindi comincia subito e dopo 4 settimane dimmi come va. Accadranno molte cose… (1)


Dopo circa un mese il sannyasin torna da Osho, dicendo di aver fatto l’esercizio e che ora sente molta energia pulsare nel terzo occhio.

Il metodo ha funzionato, ha fatto il suo lavoro. Ora non c’è bisogno di continuare. L’energia sta scorrendo. Ora devi dimenticartene.
Questo va compreso: che l’energia funziona in due modi. Prima bisogna lavorarci su attivamente, spingendola, costringendola a muoversi, perché il passaggio non è stato usato quindi ha molti blocchi. Quando l’energia comincia a muoversi, il secondo passo è dimenticarsene totalmente. 
È come quando mangi: una volta inghiottito te ne dimentichi. Se continuassi a pensare: “Dove sarà adesso quello che ho mangiato? Nello stomaco, nell’intestino? Chissà cosa gli sta succedendo, se i succhi gastrici arrivano oppure no, se sarà assimilato oppure no, se sto digerendo bene oppure no…”.
Se ti preoccupi troppo del tuo stomaco, lo stomaco ne risentirà. Puoi provare e sentirai lo stomaco pesantissimo. E senza fare nulla, solo preoccupandoti. Lo stomaco deve essere lasciato in pace: una volta inghiottito il cibo, te ne dimentichi.
Ora la tua energia ha raggiunto il punto in cui puoi dimenticartene. L’hai inghiottita! Così come il cibo scende nella gola, l’energia SALE nella gola. E dopo aver superato il centro della gola tu non te ne devi più preoccupare. Se ti preoccupi il tuo terzo occhio comincerà a fare male. E quel male non è dovuto all’energia in sé ma al fatto che sei diventato troppo conscio del suo movimento. È naturale, ma ora te ne devi dimenticare. L’energia procede per conto suo e continuerà a lavorare.
La musica ti farebbe bene… Se hai voglia di cantare, canta. Se hai voglia di suonare uno strumento, suona. C’è qualche strumento che ti piace?

Il sannyasin dice: “Preferisco cantare”.

Bene, cantare è la cosa migliore. Ti siedi in silenzio e poi canti. Per nessuno, è solo un’offerta al divino. Ma canta come fosse una preghiera, il più possibile. E non c’è bisogno di andare di fretta, perché non è una performance. Puoi andare piano, al tuo passo. Puoi andare molto lentamente e goderti ogni sfumatura del suono. Comincia a cantare e dimenticati dell’energia…
Quando sei completamente assorbito dal cantare e ti dimentichi del corpo, dell’energia, della mente e di tutto, l’energia lavora meravigliosamente. Ora il passaggio è aperto, l’energia scorre. Se continui a pensarci diventerai tu stesso una barriera e poi l’energia comincerà a fare male, potrebbe persino creare una ferita. Se pensi troppo allo stomaco ti viene l’ulcera! Quindi è ottimo che tu ci abbia lavorato, e l’hai fatto bene. Ora dimenticatene completamente. Canta, balla, perditi in qualsiasi cosa ti piaccia, okay? (2)

Continua la lettura su Osho Times n. 227

Testi di Osho tratti da:
1. The Great Nothing #4
2. God Is Not For Sale #8

http://www.oshoba.it/index.php?id=articoli_view_x&xna=196 

martedì 12 novembre 2019

La danza della luna



 Danza sotto la luna, canta sotto la luna piena e
ben presto vedrai affiorare in te un essere totalmente
diverso, qualcosa che non è la tua personalità: è la
tua essenza!
 La luna lo farà affiorare, ne devi essere semplicemente
consapevole.
 Danzare nelle notti di luna piena è una delle meditazioni
più incredibili. Senza motivo alcuno, danza
semplicemente con la luna, permettile di penetrare
in te. E quando danzi, sei vulnerabile, sei più
aperto.
 Se ti inebri nella danza, fino a ubriacarti, colui che
danza scomparirà e sarà presente solo la danza. Allora
la luna penetrerà in te fino a toccarti il cuore; i
suoi raggi raggiungeranno l'essenza più intima del
tuo essere.
 Praticando questo esercizio, inizierai a sentire che
ogni notte di luna piena diventa una pietra miliare
nella tua vita.
 Osho

mercoledì 23 ottobre 2019

Un'annosa questione Uomini poligami e donne monogame?

Un raro brano di Osho apparso su Osho Times n. 261
Osho


Domanda: Osho, quando mi innamoro di un uomo, per gli anni in cui dura, non provo attrazione per nessun altro. Ma per l’uomo non è lo stesso. Anche se è felice e soddisfatto e vuole stare con me, di tanto in tanto ha le sue storie con altre donne. Comprendo la natura diversa dell’uomo e della donna. Comprendo anche che ogni relazione d’amore ha i suoi picchi e le sue valli. Tuttavia, a tratti continuo a provare tristezza. Lascio all’uomo una certa libertà di movimento. I miei amici dicono che mi rendo così disponibile che l’uomo mi dà per scontata e io perdo il rispetto per me stessa. 
Osho, è vero? Non è chiaro per me. Posso dire che non mi aspetto nulla da un uomo, ma tu mi conosci meglio. Puoi per favore commentare?

Osho: Neelam, ci sono molti elementi nella tua domanda. Innanzitutto, un malinteso sulla natura dell’uomo. Pensi, come molte persone al mondo, che l’uomo sia poligamo e che la donna sia monogama. Pensi che la donna voglia vivere con un uomo, amare un uomo, dedicarsi ed essere totalmente devota a un uomo, ma che l’uomo abbia una natura diversa, che voglia anche amare altre donne, di tanto in tanto.
La realtà è che entrambi sono poligami. La donna è stata condizionata dall’uomo per migliaia di anni a pensare di essere monogama. E l’uomo è molto astuto, ha sfruttato la donna in molti modi. Uno dei modi è stato dirle che l’uomo è, per natura, poligamo. Tutti gli psicologi e tutti i sociologi sono d’accordo sul fatto che l’uomo sia poligamo e nessuno di loro dice la stessa cosa della donna.
La mia comprensione è che entrambi sono poligami. Se una donna non si comporta in modo poligamo, è per educazione, non per natura. È stata così totalmente condizionata e da così tanto tempo che il condizionamento le è entrato nel sangue, nelle ossa, nel midollo. Perché lo dico? Perché in tutta l’esistenza, tutti gli animali sono poligami.
Sarebbe davvero sorprendente se l’intera esistenza fosse poligama e solo la donna avesse una natura eccezionale. Nell’esistenza non ci sono eccezioni. Ma dal momento che la donna ha dovuto dipendere dall’uomo finanziariamente, l’uomo l’ha mutilata in molti modi: le ha tagliato le ali, le ha tolto la libertà e la capacità di contare su se stessa. Ha preso la responsabilità sulle sue spalle, mostrando grande amore, dicendo: “Non devi preoccuparti, mi prenderò io cura di te”. Ma, nel nome dell’amore, ha preso la libertà della donna. 
Per secoli non ha permesso alle donne di essere istruite, di essere qualificate in alcun modo, in alcun mestiere, in alcuna abilità: la donna deve essere finanziariamente dipendente dall’uomo. Le ha portato via anche la libertà di movimento: non può spostarsi liberamente come fa l’uomo, è confinata in casa. La casa è quasi la sua prigione.
In passato era costantemente incinta, perché su dieci bambini, nove morivano. Per avere due, tre figli, una donna doveva essere continuamente incinta per tutto il tempo in cui era in grado di riprodursi. Una donna incinta diventa ancora più dipendente economicamente: l’uomo diventa il suo custode. 
L’uomo è colto, ben informato, mentre la donna non sa nulla. È stata tenuta all’oscuro, perché la conoscenza è potere: ecco perché la donna è stata privata della conoscenza.
E visto che è un mondo di uomini, sono tutti d’accordo nel mantenere la donna in schiavitù.
Lo hanno realizzato con un’intelligenza molto sofisticata. Le hanno detto che essere monogama è la sua natura. Non esiste una psicoanalista, o una sociologa donna che possa confutare questa teoria: se l’uomo è poligamo, perché la donna dovrebbe essere monogama? 
L’uomo ha aperto la strada alla sua poligamia: ha istituito le prostitute. Era un fatto accettato in passato: nessuna moglie avrebbe mai obiettato al fatto che suo marito, di tanto in tanto, frequentasse una prostituta. Si pensava che fosse naturale per l’uomo.

Ma io vi dico che entrambi sono poligami. Tutta l’esistenza è poligama. Deve esserlo: la monogamia è una noia! Per quanto bella possa essere una donna, per quanto bella possa essere una persona, dopo un po’ ti stanca: la stessa geografia, la stessa topografia. Per quanto tempo devi vedere la stessa faccia? Succede così che passano gli anni e il marito non guarda più sua moglie con interesse nemmeno per un solo istante.
Il mio approccio è naturale e semplice. Non voglio matrimoni nel mondo dell’Uomo Nuovo. Il matrimonio è un fenomeno così brutto e marcio, così distruttivo, così inumano. Da una parte rende schiava la donna e dall’altra crea l’orribile istituzione delle prostitute. Le prostitute servono a salvare il matrimonio, altrimenti, l’uomo inizierebbe a scherzare con le mogli degli altri. È un dispositivo sociale, in modo che l’uomo non si vada a impegolare con la moglie di un altro: ci sono altre belle donne disponibili...

Continua su Osho Times n. 261


Tratto da: Osho, The Golden Future, Cap. 32 

https://www.oshotimes.it/articolo/1172/unannosa-questione.html 

giovedì 3 ottobre 2019

OSHO: LA LEGGE DELLA MAGIA


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Ti voglio parlare di una delle più profonde leggi della vita. Forse non ci hai mai pensato prima. Hai sentito dire – tutta la scienza dipende da questo fatto – che alla base di tutto c’è la legge di causa ed effetto: tu crei la causa e ne segue un effetto. La vita è un rapporto causale. Metti il seme nella terra e germoglierà. Se c’è la causa, l’albero ne è la conseguenza. C’è il fuoco; se metti la mano nelle fiamme, ti brucerai. C’è la causa e seguirà l’effetto. Prendi il veleno e morirai. Tu prepari la causa e da questa ne deriva un effetto.
Questa è una delle leggi scientifiche fondamentali, che alla causa segue un effetto è il legame più intimo che esiste in tutti i processi vitali. La religione conosce una seconda legge, ancora più profonda di questa. Ma la seconda legge, più profonda, apparirà assurda a chi non la conosce e non ha mai provato a metterla in pratica.
La religione afferma: produci l’effetto e la causa seguirà. In termini scientifici questa è un’assurdità. La scienza afferma: se c’è la causa, ne consegue un effetto. La religione sostiene che è vero anche l’opposto: crea l’effetto, e ne consegue la causa.
C’è una situazione in cui ti senti felice: un amico, una persona amata è venuta da te. La situazione è la causa. Ti senti felice; la felicità è l’effetto. L’arrivo dell’amato è la causa. La religione afferma: sii felice e l’amato arriverà. Crea l’effetto e la causa seguirà.
Secondo la mia esperienza, la seconda legge è ancor più fondamentale della prima. Io ho provato, ed è successo. Sii felice e gli amici appariranno. Sii felice e tutto il resto ne consegue.
Gesù dice la stessa cosa con parole diverse: cerca il Regno di Dio, e tutto il resto seguirà. Il Regno di Dio è il fine, l’effetto. Lui dice: prima cerca il fine – il fine vuol dire l’effetto, il risultato – e la causa seguirà. È così che dovrebbe essere.
Non è vero solamente che se metti un seme nella terra ne ricaverai un albero; è anche vero che se c’è un albero, ci saranno milioni di semi. Se la causa è seguita dall’effetto, l’effetto è di nuovo seguito dalla causa. È una catena! Allora diventa un circolo – puoi iniziare da qualunque punto, dal creare la causa o dal creare l’effetto.
E io ti dico che è più facile creare l’effetto, perché esso dipende completamente da te, mentre la causa potrebbe non dipendere completamente da te. Se dico che posso essere felice solo se un certo amico è con me, allora dipendo da quell’amico, dalla sua presenza o assenza. Se dico che non potrò essere felice finché non avrò accumulato una certa ricchezza, allora dipenderò dal resto del mondo, dalla situazione economica e da tante altre cose. Potrebbe anche non succedere, e allora non sarò felice.
La causa è al di là di me. L’effetto è dentro di me. La causa è nei fattori circostanti, nella situazione – è all’esterno. L’effetto sono io! Se riesco a creare l’effetto, la causa seguirà.
Scegli la felicità – questo vuol dire che scegli l’effetto – e poi guarda cosa succede. Scegli l’estasi, e guarda cosa succede. Scegli di essere beato, e guarda cosa succede. La tua vita cambierà immediatamente e vedrai miracoli accadere intorno a te… perché ora hai creato l’effetto e le cause dovranno seguire.
 Immagine correlata
Sembra una magia. Puoi persino chiamarla: “La legge del magico”. La prima è la legge della scienza e la seconda è la legge della magia. La religione è magica, e tu puoi essere il mago. Ecco che cosa t’insegno io: ad essere un mago, a conoscere i segreti della magia.
Prova! Hai provato l’altro modo per tutta la vita – e non solo in questa vita, ma anche in tante altre. Ora ascolta me! Prova questa formula magica, questo mantra che ti sto dando. Crea l’effetto, e guarda cosa succede: sarai immediatamente circondato dalle cause, che seguiranno l’effetto. Non aspettare le cause; hai aspettato a sufficienza. Scegli la felicità e sarai felice.
Che problema c’è? Come mai non riesci a scegliere? Perché non riesci a operare in base a questa legge? Perché la tua mente, tutta la mente, che è stata educata dal pensiero scientifico, sostiene che se non sei felice e cerchi di esserlo, quella felicità sarà artificiale. Se non sei felice e cerchi di esserlo, sarà solo una recita, una finzione. Questo è ciò che sostiene il pensiero scientifico: che non sarà una felicità autentica, che starai solo recitando.
Ma tu non sai che l’energia vitale ha i suoi modi di operare. Se agisci con totalità, diventerà una felicità reale. Ciò che conta è che l’attore sia assente. Entra totalmente in ciò che fai, e non ci sarà alcuna differenza. Se invece agisci con poca convinzione, rimarrà un fatto artificiale.
Se ti dico di danzare e cantare ed essere estatico, e provi a farlo senza convinzione, solo per vedere cosa succede, tenendoti comunque un po’ da parte e continuando a pensare: è una cosa artificiale, ci provo ma non succede, non è una cosa spontanea – allora rimarrà una recita, una perdita di tempo.
Se provi, provaci con tutto il cuore. Non tenerti da parte, entraci totalmente e diventa il recitare – dissolvi l’attore nella recita, e guarda cosa accade. Diventerà autentico, e allora sentirai che è un fatto spontaneo. Non l’hai fatto tu; saprai allora che è accaduto. Ma se non sei totale, non può succedere. Crea l’effetto, sii totale in esso, e osserva i risultati.
Vi posso far diventare dei re senza regno; dovete solo agire come dei re, e agire con tale totalità che in confronto a voi persino il vero re sembrerà che stia solo recitando. Quando tutta l’energia va nell’azione, essa diventa realtà! L’energia rende tutto reale. Se rimani ad aspettare che il regno ti arrivi, non accadrà mai.
Persino per un Napoleone o per un Alessandro, che avevano creato vasti imperi, il regno non è mai arrivato. Sono rimasti infelici, perché non sono arrivati a comprendere la seconda legge della vita, la legge primaria e fondamentale. Alessandro voleva creare un regno più grande, un re più grande. Sprecò tutta la vita nel creare il regno, e poi non gli rimase il tempo per essere re. Morì prima di completare la sua opera.
Questo è accaduto a tanti. Il regno non può mai essere completo. Il mondo è infinito; il tuo regno rimarrà per forza di cose parziale. E con un regno parziale, come puoi essere un re totale? Il regno sarà necessariamente limitato, e con un regno limitato come puoi essere un imperatore? È impossibile. Ma tu puoi essere un imperatore; devi solo creare l’effetto.
Swami Ram, uno dei mistici di questo secolo, andò in America. Era solito definirsi Badshah Ram, l’imperatore Ram. Ed era un mendicante! Qualcuno gli disse: sei solo un mendicante, eppure continui a chiamarti imperatore. Ram rispose: non guardare ciò che posseggo. Guarda me. E aveva ragione perché, se guardi le cose, allora tutti sono mendicanti, persino l’imperatore che sarà solo un mendicante più grande, ecco tutto. Quando Ram esclamò: “Guarda me!”, in quel momento era un imperatore. Se avessi guardato, avresti visto l’imperatore.
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Crea l’effetto, diventa l’imperatore, sii un mago… e a partire da questo stesso momento – non occorre aspettare. Uno è costretto ad aspettare se il regno deve venire prima. Se devi prima creare la causa, allora devi aspettare e aspettare, e rimandare. Per creare l’effetto non occorre rimandare. Puoi essere l’imperatore in questo stesso momento.
Quando dico: “Sii l’imperatore e vedrai che il regno verrà”, è una cosa che ho imparato tramite la mia esperienza. Non ti parlo di una teoria o di una dottrina. Sii felice, e quando sei su quella vetta di felicità, vedrai che tutto il mondo è felice con te.
C’è un vecchio detto: ridi e il mondo riderà con te; piangi, e piangerai da solo. Se riesci a creare l’effetto e ad essere estatico, persino gli alberi, le rocce, la sabbia e le nuvole danzeranno con te; allora l’esistenza intera diventerà una danza, una celebrazione.
Ma dipende da te, dal fatto che sei capace a creare l’effetto. E io ti dico che è possibile. È la cosa più facile da fare. Sembra difficile perché non hai mai provato. Prova!
Osho, My Way: The Way of the White Clouds, # 3

mercoledì 1 novembre 2017

CENTRARSI NELL'HARA - Osho


Ogni volta che non hai niente da fare, siediti semplicemente in silenzio e spostati dentro di te, nel punto cinque centimetri sotto l’ombelico, e rimani lì, nel momento in cui si diventa consapevoli dell’hara, iniziano ad accadere molte cose.

“Concentra l’energia nell’hara, nel punto cinque centimetri sotto l’ombelico. Quello è il centro da cui si entra nella vita ed è il centro da cui si muore e si esce dalla vita.
Dunque l’hara è il centro che connette il corpo e l’anima. Se ti senti ondeggiare o barcollare a sinistra e a destra e non sai dove si trova il tuo centro, quello è semplicemente un segnale che non sei più in contatto con la tua hara, dunque devi creare quel contatto.


QUANDO: La sera, quando vai a dormire. E al mattino, come prima cosa.

DURATA: 10/15 minuti.

PRIMO PASSO: Localizza l’hara
Di notte, quando vai a dormire, sdraiati sul letto e metti entrambe le mani cinque centimetri sotto l’ombelico, e premi un pochino.

SECONDO PASSO: Respiri profondi
Inizia a respirare, fai respiri profondi. Sentirai che, con ogni respiro, quel centro inizierà ad alzarsi e ad abbassarsi. Percepisci tutta la tua energia raccolta in quel punto, come se ti ritirassi e ti rattrappissi e ti contraessi ed esistessi soltanto lì, come un piccolo centro; un’energia totalmente concentrata.

TERZO PASSO: Centrato mentre dormi
Addormentati, facendo questa pratica – quello sarà molto utile. In quel caso quella centratura persisterà per tutta la notte. L’inconscio continuerà a centrarsi lì, ancora e di nuovo. Pertanto, per tutta la notte, senza che tu lo sappia, arriverai a essere in profondo contatto con quel centro in molti modi.

QUARTO PASSO: resta connesso con l’hara
Al mattino, nel momento in cui senti che il sonno se n’è andato, non aprire subito gli occhi. Di nuovo rimetti le mani in quel punto, premi un po’ e inizia a respirare; di nuovo senti l’hara. Fallo per 10/15 minuti e poi alzati.
Fallo ogni sera e ogni mattina. Nell’arco di te mesi inizierai a sentirti centrato.
#OSHO "This Is It" – Ch #8

"MINDFULNESS 4.0, la meditazione nel XXI secolo"
Il libro è edito da Mediterranee e contiene la proposta esperienziale di Osho nella sua interezza.

http://divinetools-raja.blogspot.it La Via del Ritorno... a Casa

martedì 24 ottobre 2017

Osho – L’Amore e l’Anima Gemella



L’amore può avere tre dimensioni.
Una è la dipendenza, nella quale vive la maggioranza della gente.
La moglie dipende dal marito, il marito dipende dalla moglie: si sfruttano e si dominano a vicenda, si possiedono a vicenda e riducono l’altro ad una merce.
Questo è ciò che accade nel mondo nel 99% dei casi, ecco perché l’amore, che dovrebbe aprire le porte del paradiso, apre soltanto le porte dell’inferno.
La seconda è l’indipendenza, questo accade una volta ogni tanto.
Ma anche questa possibilità porta infelicità, perché il conflitto è costante.
Nessun accordo è possibile: entrambi sono assolutamente indipendenti e nessuno dei due è pronto a scendere a compromessi.
Essi danno libertà all’altro, ma essa è più simile all’indifferenza che alla libertà.
Entrambi vivono nei propri spazi e il loro rapporto sembra solo superficiale, entrambi hanno paura di penetrare la profondità dell’altro, perché entrambi sono più attaccati alla propria libertà che non all’amore.
La terza possibilità è l’interdipendenza.
Accade tra due persone né dipendenti, né indipendenti – ma in profonda sincronia tra loro, come se respirassero uno per l’altra, un’anima in due corpi: ogni volta che accade, accade l’amore.
Solo in questo caso è amore.
Negli altri due casi non è vero amore: sono solo degli accordi – sociali o psicologici o biologici – ma solo accordi.
Nel terzo caso l’amore ha qualcosa di spirituale. Accade assai raramente, ma ogni volta che accade una parte di paradiso cade sulla terra.
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“L’amore non è un bisogno! Cos’è l’amore? Quando sei totalmente solo, felice, gioioso e con un animo in celebrazione, in te si accumula un’energia immensa. Non hai bisogno di nessuno. In quello stato l’energia è tale e tanta che vorresti condividerla, per cui inizi a donarla. La doni perché hai tantissimo, dai senza chiedere niente in cambio: quello è amore.
Pochissime persone realizzano l’amore e sono persone che, prima, hanno realizzato la solitudine.
E quando sei solo, la meditazione accade in modo naturale, semplice e spontaneo. In questo caso è sufficiente che ti sieda in silenzio, senza fare nulla e sei in meditazione. Stai semplicemente seduto, oppure cammini, oppure fai le tue cose e la meditazione accade, come un’atmosfera che ti circonda, come una nuvola bianca che ti avvolge.
Sei inondato dalla luce e quella freschezza continua a sorgere in te. In quello stato cominci a condividere, cos’altro potresti fare?
Quando nel tuo cuore nasce un canto, devi cantare. Quando nel tuo cuore nasce l’amore, devi inondare gli altri.
Quando la nuvola è gonfia di pioggia, deve scaricarsi, quando il fiore è colmo di fragranza, deve diffonderla nel vento.
La fragranza si diffonde senza una direzione, non è orientata verso qualcuno, il fiore non aspetta per chiedere: Cosa ricevero in cambio?, è felice che il vento abbia avuto la gentilezza di sollevarlo dal peso del suo profumo. Questo è vero amore, privo di qualsiasi possessività.
Questa è meditazione, priva di qualsiasi sforzo.”
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L’ANIMA GEMELLA?
Ognuno ha quello che si merita…
Domanda: Non riesco a trovare una donna che davvero mi ami. Cos’è che mi manca ? Sono venuto fin qui per trovare l’anima gemella, puoi aiutarmi?
Forse… Ma prima di aiutarti a trovare l’anima gemella dovrò creare un’anima in te, che è molto più difficile! L’anima è solo un seme.
Voi non avete vere anime dentro di voi, ma soltanto delle possibilità. E pur senza avere un’anima tutti sono alla ricerca dell’anima gemella. Solo un’anima può attirare un’altra anima. Se hai un’anima, un’altra anima è destinata a essere attratta verso di te, e troverai l’anima gemella.
Ma è bene che tu sia venuto qui… Qualcosa è possibile, sempre. La cosa di cui hai bisogno, piuttosto che di cercare una compagna, è di diventare un’anima, diventare più consapevole.
L’amore è amore solo quando è consapevole. Ma quante sono le persone consapevoli? L’amore è amore solo quando è meditativo.
E un amore meditativo attirerà un’energia d’amore meditativo.
Ognuno ha ciò che si merita, ricorda, mai niente di più niente di meno.
Ognuno ottiene esattamente ciò che si merita. L’esistenza è incredibilmente giusta ed equilibrata. Quindi se non riesci a trovare una compagna, cercarla forsennatamente non servirà. Piuttosto cerca dentro di te. C’è qualcosa che manca in te.
Ti mancano le qualità d’amore, per amare. Magari non sei tenero, non sei sensibile, non sei consapevole.
E non sai come dare senza ottenere qualcosa in cambio. Il tuo amore è una richiesta, una pretesa, pone delle condizioni.
È una specie di sfruttamento. Vuoi usare l’altra persona…
Ogni essere ha una finalità in se stesso. Non usare mai una donna, non usare mai un uomo, non usare mai nessuno.
Nessuno è uno strumento per soddisfare i tuoi desideri. Porta rispetto.
L’amore è una condivisione, non usare l’altro, non è cercare di ottenere qualcosa dall’altro.
Al contrario, è dare con tutto il cuore, senza alcuna ragione, solo per la gioia di dare.
E un giorno inaspettatamente troverai qualcuno con cui la tua energia sarà in armonia, in accordo.
Ed è una bellissima esperienza trovare almeno una persona con cui si è in accordo.
Hai bisogno di entrare in sintonia con l’anima, con l’essere interiore, con l’interiorità dell’uomo o della donna.
Almeno con una persona è possibile e ne segue una grande gioia. E poi quando impari l’arte può accadere con più persone. Ecco in cosa consiste l’amicizia.

[Osho]eliotropo: Osho – L’Amore e l’Anima Gemella:

venerdì 9 dicembre 2016

Osho: UN MECCANISMO MERAVIGLIOSO


"Nell'essere testimone la mente rimane solo come un biocomputer, un meccanismo, ma separato da te. Non sei più identificato con essa: quando ne hai bisogno puoi usarla, esattamente come usi un registratore. La mente è un registratore, ma non ha bisogno di essere accesa continuamente, non per ventiquattr'ore al giorno.
Quando occorre la mente, il testimone, l'uomo di meditazione, l'uomo di consapevolezza, è in grado di accenderla e spegnerla: quando vi parlo ho bisogno di accendere la mente, altrimenti il linguaggio non è possibile, la nonmente è silenziosa, non ha linguaggio. Solo la mente può fornire il linguaggio: devo usare la mente per relazionarmi con le vostre menti, è l'unico modo, quindi l'accendo.
Quando torno nella mia stanza la spengo, perché non ne ho bisogno.
Quando sei un testimone la mente permane, ma non lavora in continuazione. La tua identità con essa è spezzata: tu sei colui che osserva e la mente viene osservata. È un meccanismo meraviglioso che la natura ti ha donato, quindi puoi usarlo quando serve, come memoria, per i numeri di telefono, gli indirizzi, i nomi, i visi… è un ottimo strumento, ma niente di più."


Osho
Osho Zero FB

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martedì 6 dicembre 2016

Osho: Felice più di un imperatore



Risultati immagini per crea il tuo destino osho
Un imperatore era soffocato dalle preoccupazioni. Quando le preoccupazioni ti prendono d’assalto, lo fanno totalmente; infatti, una volta che un guaio ha trovato il modo di entrare, gli altri seguono la stessa strada. Chiunque permetta a un’inquietudine di possederlo inconsciamente apre la porta a molte altre. Proprio per questo motivo le preoccupazioni arrivano sempre come una folla! Nessuno si trova mai a dover fronteggiare un’unica ansia.

Potrebbe stupire che gli imperatori spesso anneghino nelle preoccupazioni; anche se la verità è che solo chi si è liberato da ogni inquietudine è un imperatore. La schiavitù dell’ansia e delle preoccupazioni è così gravosa che tutto il potere di un imperatore non riesce a vanificarla. Forse, proprio per questo motivo anche il potere degli imperi si esaurisce, usurato dalle preoccupazioni.

Un uomo vorrebbe essere un imperatore, per avere il potere e l’indipendenza che la cosa comporta. Ma alla fine, scopre che nessuno è più impotente, dipendente e sfortunato di un imperatore; e questo perché chiunque voglia ridurre gli altri in schiavitù, alla fine diventa schiavo degli stessi schiavi. Qualsiasi cosa vogliamo dominare, alla fine riesce a dominarci. Per conseguire un’indipendenza, è essenziale non solo conseguire una libertà dalla schiavitù altrui, ma liberarsi anche dalla mentalità che tende a ridurre gli altri in schiavitù!

Questo imperatore viveva in una schiavitù simile. Era partito tentando di conquistare dei paradisi, ma dopo tutte le sue vittorie si era reso conto di sedere sul trono dell’inferno. Qualsiasi cosa aveva vinto grazie al suo ego, alla fine si era dimostrata essere un inferno; d’altra parte, l’ego non potrà mai conquistare il paradiso, perché in paradiso non esiste alcun ego.

Adesso quell’imperatore voleva liberarsi dal sé infernale che aveva raggiunto. Purtroppo è difficile conseguire il paradiso ed è facile perderlo, mentre è facile raggiungere l’inferno ed è difficile perderlo.

Si voleva liberare dal fuoco delle preoccupazioni, chi non lo vorrebbe? Chi vorrebbe mai restare seduto sul trono dell’inferno? D’altra parte, chiunque voglia sedere su un trono siederà sul trono dell’inferno. Ricordalo: in paradiso non esiste alcun trono; semplicemente, i troni dell’inferno, visti da lontano, sembrano i troni del paradiso.

Giorno  e   notte,   addormentato   o   sveglio, quell’imperatore lottava contro ansie e preoccupazioni di ogni tipo. Anche se le persone con una mano si liberano delle loro preoccupazioni, con migliaia di mani ne invitano a profusione!

L’imperatore voleva liberarsi da tutte le preoccupazioni, ma al tempo stesso voleva diventare un grande monarca. Forse pensava che, una volta diventato imperatore del mondo, si sarebbe liberato da tutti i suoi affanni: la follia dell’uomo continua ad arrivare a simili conclusioni. Ed era per questo che ogni giorno cercava nuove regioni da dominare: ogni sera, al tramonto del sole, non voleva che i suoi confini fossero ancora là dov’erano all’alba! Sognava argento e respirava oro: nella vita, sogni e respiri simili sono molto pericolosi, perché sognare argento crea catene per i propri respiri, e respirare oro riversa veleno nella propria anima. Lo stordimento che accompagna il vino dell’ambizione può essere solo spezzato dalla morte.

La vita dell’imperatore stava ormai tramontando, e la fine dei suoi giorni si stava avvicinando: la morte aveva iniziato a invitarlo. La sua forza diminuiva giorno dopo giorno, e le sue preoccupazioni aumentavano: la sua vita era in subbuglio!

Quello che un uomo semina in gioventù raccoglie nella vecchiaia. I semi velenosi non ti preoccupano mentre li semini, ti inquietano soltanto quando il raccolto è maturo. Chi riesce a vedere quell’inquietudine nei semi non li semina; una volta seminati, non ce ne si può liberare... dovranno essere raccolti, non è possibile evitarlo!

L’imperatore era in piedi in mezzo al suo raccolto, qualcosa che lui stesso aveva seminato. Per sfuggire a tutto ciò aveva persino pensato di suicidarsi; però, l’avidità di essere un imperatore e la speranza di arrivare a essere un monarca universale in futuro non gli permettevano di fare neppure quello. Avrebbe potuto perdere la sua vita – di fatto l’aveva già perduta – ma era al di là delle sue capacità rinunciare a essere un imperatore: quel desiderio era la sua stessa vita, e solo desideri simili – desideri che sembrano essere vita – la distruggono.

Un giorno, nel tentativo di liberarsi dai propri assilli, andò a spasso su una collina verdeggiante. Ma è più difficile sfuggire le proprie preoccupazioni che scappare perfino dalla propria pira funeraria. Qualcuno potrebbe riuscire a sfuggire la propria cremazione, ma non le proprie ansie e le preoccupazioni; e questo perché la pira funeraria è all’esterno e le inquietudini sono all’interno. Qualsiasi cosa presente dentro di te ti accompagnerà sempre: ovunque sarai, sarà al tuo fianco. Se non si cambia il proprio sé alle radici, è del tutto impossibile sfuggire i propri affanni.

L’imperatore si ritrovò a cavalcare nella foresta. All’improvvisò udì il suono di un flauto; qualcosa in quel suono lo fece fermare bruscamente, e lo indusse a voltare il cavallo verso quella musica.

Nei pressi di una cascata, all’ombra di un albero, un giovane pastore stava suonando il flauto e danzava; nelle vicinanze riposavano le sue pecore. L’imperatore gli disse: “Sembri felice come se avessi conquistato un regno”.

Il giovane ribatté: “Che dici? Io prego continuamente l’esistenza di non darmi un regno! Adesso sono un imperatore, ma nessuno che conquisti un regno resta un imperatore”.

Il re rimase stupefatto e chiese: “Dimmi, cosa possiedi che fa di te un imperatore?”.

Il giovane rispose: “Non è con la ricchezza ma con la libertà e l’indipendenza che si diventa un imperatore. Io non ho nulla, a eccezione di me stesso. Io possiedo solo me stesso, e non esiste ricchezza più grande di questa. Non riesco a pensare a nulla che un imperatore abbia e che io non ho: possiedo occhi in grado di vedere la bellezza, ho un cuore che ama, ho la capacità di immergermi nella preghiera. La luce che il sole mi dona non è inferiore alla luce che dà a un imperatore, e la luce che la luna riversa su di me non è minore di quella che riversa su un imperatore. Fiori meravigliosi spuntano sia per me che per lui. Un imperatore mangia il suo cibo e copre il suo corpo, io faccio lo stesso.

Dunque, cos’ha un imperatore che io non ho? Forse ha le preoccupazioni di un monarca, ma possa Dio salvarmi da tutto ciò: una pira funeraria è di gran lunga meglio di quelle preoccupazioni! D’altra parte, ci sono molte cose che io ho e un imperatore non ha: la mia indipendenza, la mia anima, la mia felicità, la mia danza, la mia musica. Io sono felice con ciò che ho, pertanto sono un imperatore”.

L’imperatore ascoltò i punti di vista del giovane e disse: “Mio caro, ciò che dici è giusto. Va’ e informa ogni villaggio che anche l’imperatore conferma le tue parole”.



OSHO: CREA IL TUO DESTINO

venerdì 2 dicembre 2016

MENTE, CUORE, SILENZIO


"Contro la società, usa la mente. La mente è il mezzo perfetto per rimanere indipendenti, per rimanere vigili, all’erta. Va bene per combattere ma non per amare. Quindi, quando serve combattere, quando serve affermare la propria libertà, usa la mente; il cuore in questo caso non servirà. Il cuore non sa come combattere.
Ma il contesto è completamente diverso, e io chiamo consapevole quella persona che sa usare le sue capacità nel giusto contesto e non confonde una cosa con l’altra. Gli occhi servono per vedere – non puoi sentire attraverso di essi. E le orecchie servono per sentire – non puoi vedere attraverso di esse. Quindi usali quando servono, ma non lasciare che si ostacolino a vicenda.
La mente è uno strumento splendido. Dev’essere ben affilato, ricordandosi però delle sue limitazioni. Dovrebbe rimanere un servitore del cuore. Nel momento in cui diventa il padrone, il cuore muore. Il cuore non può esistere in schiavitù.
Quindi non c’è nessuna contraddizione in ciò che ho affermato – sono solo due contesti diversi. E la tua consapevolezza è diversa da entrambi, quindi una persona consapevole può usare il cuore quando serve, può usare la mente quando serve, può far tacere entrambi quando vuol essere in un assoluto stato di nirvana, in cui non servono né la mente né il cuore. Quando vuol essere semplicemente se stessa, nessuno dei due è necessario.
Se sei tu a governare i tuoi strumenti, non esiste alcun problema. Se hai un flauto e io ti chiedo: “Puoi smettere di suonare per qualche istante – voglio parlarti” e tu rispondi: “No, non posso farlo; il flauto non vuole fermarsi”, cosa potrò pensare di te? Che sei matto. Il flauto non vuole fermarsi? Allora non sei tu che suoni il flauto, è il flauto che suona te. Quando vuoi fermare la mente, devi solo dire: “Stop” – e si dovrebbe fermare. Se si muove anche solo un po’, vuol dire che occorre urgentemente fare qualcosa. È una situazione pericolosa: il servo sta cercando di essere il padrone. Il servo dovrebbe essere servo e il padrone padrone. Al di là di entrambi c’è il tuo essre che non è né servo né padrone… semplicemente esiste. L'obiettivo di ogni meditazione è arrivare a quell'essenza."


-- The Path of the Mystic --
Osho Zero FB

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La Via del Ritorno... a Casa

mercoledì 30 novembre 2016

OSHO UCCISO PERCHE' PERICOLOSO PER IL SISTEMA


Osho venne sottoposto a «una serie di procedimenti illegali», e tenuto in stato di arresto per molti giorni in più rispetto a quella che sarebbe stata la normale procedura, senza che i suoi avvocati fossero avvisati dell’arresto. Venne trasferito in 12 giorni prigioni diverse, «senza motivo e senza una regolare procedura». In un carcere fu registrato col falso nome di David Washington: perché?

Fu tradotto in un penitenziario di contea e non nel carcere federale, dove per giunta rimase 4 notti anziché una, come previsto in genere per i prigionieri in transito. Leggendo la sua biografia, e il libro che alcuni suoi discepoli hanno scritto sulla sua morte, saltano agli occhi poi alcune cose.

Anzitutto la testimonianza di un detenuto in carcere per omicidio, Jonh Wayne Hearu, che al processo dichiarò di essere stato avvicinato per gettare una bomba sulla comunità di Osho.
Furono addirittura insabbiate le testimonianze di alcuni agenti federali, che dichiararono che stavano indagando su un’altra bomba, destinata non alla comunità di Osho ma al carcere nel quale il leader spirituale era stato tradotto. Gli uomini dell’Fbi fecero capire che si trattava di «telefonate partite da centri istituzionali», ma «l’inchiesta su questa vicenda venne insabbiata e il funzionario che stava indagando venne trasferito».


Il giorno dell’arresto, continua Franceschetti, erano pronti centinaia di militari che avevano circondato la comunità di Osho.

Erano «in assetto da guerra e con elicotteri da combattimento».

Il leader spirituale però «fu avvertito della cosa e quel giorno si fece trovare a casa di una sua seguace, dove si consegnò pacificamente».

Per giunta, da giorni, i suoi legali chiedevano notizie circa l’eventuale possibile arresto di Osho «il quale, nell’eventualità, voleva consegnarsi spontanemente».

Le autorità americane rassicuravano gli avvocati, ripetendo che non dovevano temere nulla. Eppure, «l’arresto fu effettuato a sorpresa e con la preparazione di un vero esercito».


Motivo? «A mio parere – dice Franceschetti – avevano preparato una strage, che fu sventata dall’allontanamento di Osho dalla comunità». Probabilmente, «per il governo la cosa migliore sarebbe stato provocare un incidente per poter uccidere Osho direttamente il giorno dell’arresto».

Giornali e televisione, che avevano sempre creato problemi alla comunità dipingendola come un covo di satanisti orgiastici, avrebbero liquidato l’eventuale Discepoli di Osho a Raineeshpurammassacro come l’inevitabile esito di un atto di ribellione da parte di fanatici fondamentalisti, una rivolta «repressa con le armi dall’eroico esercito americano».

Altro fatto inspiegabile: Osho disse di essere stato in carcere per 11 giorni, quando invece i giorni erano stati 12. «In altre parole, per un giorno Osho perse la memoria. Non fu mai chiarito il perché e il come». Resta il fatto che al guru fu riscontrato un avvelenamento da tallioche lo portò alla morte in pochi anni.

«Nei giorni successivi all’arresto, Osho fu trattenuto in carcere più del dovuto perché doveva prepararsi l’avvelenamento da tallio», che avvenne probabilmente «spargendo la sostanza nel letto dove Osho dormì». Era solito dormire su un fianco, e la parte del corpo che risultò agli esami maggiormente contaminata era proprio quella dove Osho aveva dormito. Una morte così sospetta, da mettere in allarme politici e intellettuali anche in Italia, firmatari di una denuncia scritta. Tra questi Lorenzo Strik Lievers, Luigi Manconi, Marco Taradash, Michele Serra, Giorgio Gaber, Lidia Ravera, Giovanna Melandri, Gabriele La Porta. «Il quadro dei fatti è impressionante», scrissero, «e gravissimi sono gli interrogativi che ne escono».

Per cui, «se coloro cui spetta non vorranno o non sapranno dare risposte persuasive, saranno essi a legittimare come fondata la denuncia dei discepoli di Osho». I firmatari chiesero l’apertura di un’inchiesta internazionale, per «far luce su questa pagina oscura», e per sapere «se, ancora una volta nella storia, il “diverso” sia stato prima demonizzato e poi eliminato nell’indifferenza generale».

Perché fu ucciso, Osho Rajneesh?
I suoi allievi accusarono «i fondamentalisti cristiani, che vedono Satana in tutto ciò che non è cristiano». Secondo Franceschetti, erano completamente fuori strada. Tanto per cominciare, «Bush padre, come il figlio e come Reagan (presidente al tempo dell’arresto di Osho) non sono cristiani nel senso “cristiano” del termine». Il cristiano vero «dovrebbe essere tollerante e amorevole verso tutti, e non dovrebbe per nessun motivo uccidere».

Loro? «Sono cristiani nel senso “rosacrociano”; fanno parte cioè di quel ramo dei Rosacroce deviato, l’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro», e quando parlano di Dio e di Cristo «intendono questi termini in senso esattamente opposto al senso cristiano: non a caso in nome di Dio scatenano guerre uccidendo milioni di persone».

Bush ha spesso ha ripetuto che “Dio è con lui”. Già, ma «il Dio in nome del quale scatenano la guerra è il loro dio, Horus, non il Dio dei cristiani». Bush quindi «non è un cristiano», mentre Reagan e BushOsho «è più cristiano di molti “cattolici”, in quanto seguiva alla lettera i principi di amore e tolleranza che sono scritti nei 4 Vangeli».

Franceschetti indaga il profilo spirituale del crimine e la sua traduzione politica: «La comprensione e l’interiorizzazione dei principi su cui si basa la filosofia di Osho è idonea a scardinare proprio quei capisaldi su cui la massoneria rosacrociana basa la sua forza: ovvero il concetto della morte e il concetto del denaro».

Di fatto, con i suoi scritti, «Osho incita a non temere la morte, e a viverla come uno stato di passaggio, in cui addirittura si vivrà meglio che nel corpo fisico».

Quanto ai soldi, «nonostante girasse in Rolls Royce, non era attaccato al denaro: da giovane insegnava all’università ma rifiutò una promozione perché, disse, non voleva regalare ancora più soldi allo Stato con le tasse». Non si preoccupò mai del denaro, «perché sosteneva che nell’universo arriva sempre esattamente ciò di cui hai bisogno, nel momento giusto».

Le Rolls Royce?
«Arrivarono perché la sua comunità attirava anche gente ricca, e ciascuno metteva in comune ciò che aveva: gli avvocati gestivano gratis i problemi della comunità, i muratori costruivano, i medici curavano, i docenti di varie discipline insegnavano e, ovviamente, chi aveva soldi, donava soldi».

Secondo Osho, «il denaro e il lusso sono un mezzo come un altro, possono esserci o meno, ma non devono intaccare la serenità interiore, che invece si acquista con altri mezzi». Insegnava ad amare la vita, ma non ne era attaccato. Lo dimostrano le testimonianze dei seguaci che raccontano la sua ultima notte: rifiutò l’assistenza del medico personale.

«E’ il momento che me ne vada», disse. «Inutile forzare ancora le cose. Ormai soffro troppo, in questo corpo».

Per Franceschetti, dunque, «Osho faceva paura perché il sistema massonico in cui viviamo si basa su due fondamenti, la paura della morte e la paura della perdita economica».

Senza queste paure, il potere, che vive di minacce dirette o indirette (se ti opponi perderai il lavoro, perderai la vita, perderai l’onore perché ti infagheremo) non potrebbe resistere.

Senza la paura della morte (tua e dei tuoi cari) svanisce anche il ricatto familiare che si riassume nella frase: non ti opporre al sistema, se tieni alla tua famiglia.
A questo sistema la comunità Franceschetti di Osho contrapponeva un modello alternativo, basato sul mutuo aiuto: baratto e libero scambio di beni e competenze quotidiane, senza mercificazione.

«Anche dal punto di vista religioso, Osho poteva far paura», conclude Franceschetti. «Non ha fondato una sua religione, né si ispirava ad una religione particolare. Nei suoi libri e nei suoi discorsi utilizzava il Vangelo quando parlava a persone cattoliche, i Sutra buddisti quando parlava a buddisti, i Veda indiani quando parlava a induisti, e attingeva da fonti ebraiche, sufi e chassidiche».

Tra i tanti libri, scrisse anche “Le lacrime della Rosa mistica”, quella a cui si ispirano i Rosacroce. «Si possono leggere i suoi scritti, quindi, pur restando buddisti, cristiani, o ebrei. Ma dava una lettura dei testi sacri più moderna e al passo coi tempi, il che poteva far paura a coloro che ancora ragionano con schemi che risalgono a migliaia di anni fa, e che usano la religione come uno strumento per tenere sotto controllo le menti degli adepti».
Osho, in altre parole, «fu ucciso per lo stesso motivo per cui furono uccisi altri leader spirituali famosi, come Gandhi e Martin Luther King».

Soprattutto, «fu ucciso per la stessa ragione per cui vengono uccisi tutti quelli che si ribellano al sistema denunciandolo fin nelle fondamenta, dai cantanti, agli scrittori, ai registi, ai magistrati, ai giornalisti».

Il potere aveva ragione di temerlo: «La diffusione delle idee di Osho poteva contribuire a scardinare il sistema».

Se non altro, il suo pensiero non è andato perduto: lo testimonia la continua ristampa dei suoi libri, sempre più diffusi. «Per certi versi, Osho è più vivo che mai».

Fonte: http://www.libreidee.org/2015/05/insegnava-a-non-avere-paura-per-questo-osho-fu-ucciso/

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