martedì 6 dicembre 2016

Osho: Felice più di un imperatore



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Un imperatore era soffocato dalle preoccupazioni. Quando le preoccupazioni ti prendono d’assalto, lo fanno totalmente; infatti, una volta che un guaio ha trovato il modo di entrare, gli altri seguono la stessa strada. Chiunque permetta a un’inquietudine di possederlo inconsciamente apre la porta a molte altre. Proprio per questo motivo le preoccupazioni arrivano sempre come una folla! Nessuno si trova mai a dover fronteggiare un’unica ansia.

Potrebbe stupire che gli imperatori spesso anneghino nelle preoccupazioni; anche se la verità è che solo chi si è liberato da ogni inquietudine è un imperatore. La schiavitù dell’ansia e delle preoccupazioni è così gravosa che tutto il potere di un imperatore non riesce a vanificarla. Forse, proprio per questo motivo anche il potere degli imperi si esaurisce, usurato dalle preoccupazioni.

Un uomo vorrebbe essere un imperatore, per avere il potere e l’indipendenza che la cosa comporta. Ma alla fine, scopre che nessuno è più impotente, dipendente e sfortunato di un imperatore; e questo perché chiunque voglia ridurre gli altri in schiavitù, alla fine diventa schiavo degli stessi schiavi. Qualsiasi cosa vogliamo dominare, alla fine riesce a dominarci. Per conseguire un’indipendenza, è essenziale non solo conseguire una libertà dalla schiavitù altrui, ma liberarsi anche dalla mentalità che tende a ridurre gli altri in schiavitù!

Questo imperatore viveva in una schiavitù simile. Era partito tentando di conquistare dei paradisi, ma dopo tutte le sue vittorie si era reso conto di sedere sul trono dell’inferno. Qualsiasi cosa aveva vinto grazie al suo ego, alla fine si era dimostrata essere un inferno; d’altra parte, l’ego non potrà mai conquistare il paradiso, perché in paradiso non esiste alcun ego.

Adesso quell’imperatore voleva liberarsi dal sé infernale che aveva raggiunto. Purtroppo è difficile conseguire il paradiso ed è facile perderlo, mentre è facile raggiungere l’inferno ed è difficile perderlo.

Si voleva liberare dal fuoco delle preoccupazioni, chi non lo vorrebbe? Chi vorrebbe mai restare seduto sul trono dell’inferno? D’altra parte, chiunque voglia sedere su un trono siederà sul trono dell’inferno. Ricordalo: in paradiso non esiste alcun trono; semplicemente, i troni dell’inferno, visti da lontano, sembrano i troni del paradiso.

Giorno  e   notte,   addormentato   o   sveglio, quell’imperatore lottava contro ansie e preoccupazioni di ogni tipo. Anche se le persone con una mano si liberano delle loro preoccupazioni, con migliaia di mani ne invitano a profusione!

L’imperatore voleva liberarsi da tutte le preoccupazioni, ma al tempo stesso voleva diventare un grande monarca. Forse pensava che, una volta diventato imperatore del mondo, si sarebbe liberato da tutti i suoi affanni: la follia dell’uomo continua ad arrivare a simili conclusioni. Ed era per questo che ogni giorno cercava nuove regioni da dominare: ogni sera, al tramonto del sole, non voleva che i suoi confini fossero ancora là dov’erano all’alba! Sognava argento e respirava oro: nella vita, sogni e respiri simili sono molto pericolosi, perché sognare argento crea catene per i propri respiri, e respirare oro riversa veleno nella propria anima. Lo stordimento che accompagna il vino dell’ambizione può essere solo spezzato dalla morte.

La vita dell’imperatore stava ormai tramontando, e la fine dei suoi giorni si stava avvicinando: la morte aveva iniziato a invitarlo. La sua forza diminuiva giorno dopo giorno, e le sue preoccupazioni aumentavano: la sua vita era in subbuglio!

Quello che un uomo semina in gioventù raccoglie nella vecchiaia. I semi velenosi non ti preoccupano mentre li semini, ti inquietano soltanto quando il raccolto è maturo. Chi riesce a vedere quell’inquietudine nei semi non li semina; una volta seminati, non ce ne si può liberare... dovranno essere raccolti, non è possibile evitarlo!

L’imperatore era in piedi in mezzo al suo raccolto, qualcosa che lui stesso aveva seminato. Per sfuggire a tutto ciò aveva persino pensato di suicidarsi; però, l’avidità di essere un imperatore e la speranza di arrivare a essere un monarca universale in futuro non gli permettevano di fare neppure quello. Avrebbe potuto perdere la sua vita – di fatto l’aveva già perduta – ma era al di là delle sue capacità rinunciare a essere un imperatore: quel desiderio era la sua stessa vita, e solo desideri simili – desideri che sembrano essere vita – la distruggono.

Un giorno, nel tentativo di liberarsi dai propri assilli, andò a spasso su una collina verdeggiante. Ma è più difficile sfuggire le proprie preoccupazioni che scappare perfino dalla propria pira funeraria. Qualcuno potrebbe riuscire a sfuggire la propria cremazione, ma non le proprie ansie e le preoccupazioni; e questo perché la pira funeraria è all’esterno e le inquietudini sono all’interno. Qualsiasi cosa presente dentro di te ti accompagnerà sempre: ovunque sarai, sarà al tuo fianco. Se non si cambia il proprio sé alle radici, è del tutto impossibile sfuggire i propri affanni.

L’imperatore si ritrovò a cavalcare nella foresta. All’improvvisò udì il suono di un flauto; qualcosa in quel suono lo fece fermare bruscamente, e lo indusse a voltare il cavallo verso quella musica.

Nei pressi di una cascata, all’ombra di un albero, un giovane pastore stava suonando il flauto e danzava; nelle vicinanze riposavano le sue pecore. L’imperatore gli disse: “Sembri felice come se avessi conquistato un regno”.

Il giovane ribatté: “Che dici? Io prego continuamente l’esistenza di non darmi un regno! Adesso sono un imperatore, ma nessuno che conquisti un regno resta un imperatore”.

Il re rimase stupefatto e chiese: “Dimmi, cosa possiedi che fa di te un imperatore?”.

Il giovane rispose: “Non è con la ricchezza ma con la libertà e l’indipendenza che si diventa un imperatore. Io non ho nulla, a eccezione di me stesso. Io possiedo solo me stesso, e non esiste ricchezza più grande di questa. Non riesco a pensare a nulla che un imperatore abbia e che io non ho: possiedo occhi in grado di vedere la bellezza, ho un cuore che ama, ho la capacità di immergermi nella preghiera. La luce che il sole mi dona non è inferiore alla luce che dà a un imperatore, e la luce che la luna riversa su di me non è minore di quella che riversa su un imperatore. Fiori meravigliosi spuntano sia per me che per lui. Un imperatore mangia il suo cibo e copre il suo corpo, io faccio lo stesso.

Dunque, cos’ha un imperatore che io non ho? Forse ha le preoccupazioni di un monarca, ma possa Dio salvarmi da tutto ciò: una pira funeraria è di gran lunga meglio di quelle preoccupazioni! D’altra parte, ci sono molte cose che io ho e un imperatore non ha: la mia indipendenza, la mia anima, la mia felicità, la mia danza, la mia musica. Io sono felice con ciò che ho, pertanto sono un imperatore”.

L’imperatore ascoltò i punti di vista del giovane e disse: “Mio caro, ciò che dici è giusto. Va’ e informa ogni villaggio che anche l’imperatore conferma le tue parole”.



OSHO: CREA IL TUO DESTINO

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